domenica 15 marzo 2026

Un graffio elegante Paolo Poli e l’arte della leggerezza Gianluca Meis


Descrizione

Paolo Poli (1929-2016) è stato uno degli artisti più originali del teatro italiano, capace di trasformare ogni performance in un evento memorabile attraverso quella che lui stesso definiva “l'arte della leggerezza”.


Un graffio elegante racconta la straordinaria carriera di questo eclettico maestro del palcoscenico attraverso un approccio unico: sono le sue stesse parole a guidare il lettore, affiancate dalle testimonianze di grandi intellettuali contemporanei che ne hanno seguito e celebrato il percorso artistico.


Il volume raccoglie recensioni, interviste e memorie dedicate a colui che, con suprema autoironia, amava definirsi “il primo attore di se stesso”. Un viaggio attraverso decenni di teatro italiano, dagli anni '60 ai '90, quando Poli dominava la scena con il suo stile inconfondibile.


***


https://www.solomente.it/2026/03/12/un-graffio-elegante-paolo-poli-e-larte-della-leggerezza-di-gianluca-meis-graphe-it/


Paolo Poli e l'arte della leggerezza: intervista a Gianluca Meis autore di “Un graffio elegante”

https://www.graphe.it/news/interviste/paolo-poli-e-larte-della-leggerezza-intervista-a-gianluca-meis-autore-di-un-graffio-elegante-7180.html


Paolo Poli, l’arte della leggerezza. Intervista a Mariapia Frigerio

https://www.exagere.it/paoli-poli-larte-della-leggerezza-intervista-a-mariapia-frigerio/


Paolo Poli, la nostra diva quotidiana (anno 2016) 

L’incontro con due giovani giornalisti, venticinque anni fa: la leggerezza, l’umiltà, la professionalità del grande attore. Che in teatro portava testi carichi di sottili allusioni ma nella vita sapeva essere molto diretto, anche sulla sua omosessualità


https://www.lastampa.it/spettacoli/2016/03/25/news/paolo-poli-la-nostra-diva-quotidiana-1.36583567/

sabato 14 marzo 2026

Marco Vannini. Esercitarsi a morire




«Su null’altro è fondato tutto il nostro essere, se non sull’annullamento di noi stessi».

Meister Eckhart

"Questa consapevolezza si è quasi del tutto perduta nei secoli, dal momento che la filosofia ha cessato di essere una pratica di vita ed il cristianesimo è diventato una credenza, ma si è comunque mantenuta in quella tradizione spirituale che - da Eckhart ad Angelus Silesius, da Margherita Porete a Simone Weil – ha accompagnato ed accompagna ancora, sia pur sotterraneamente, la storia filosofica e religiosa dell’Occidente." 


La tesi di fondo che emerge dal libro, e che rappresenta una delle certezze fondamentali dell’autore, può essere espressa nei termini seguenti: mistica e filosofia indicano “in sostanza la medesima cosa: il distacco da se stessi”. L’etimologia del termine “mistica” rimanda al silenzio, non quello di colui che deve mantenere un segreto, bensì il silenzio interiore “che consiste nel mettere a tacere i propri pensieri … e perciò nel distacco, anche e soprattutto da ogni nostro preteso sapere”(MAURIZIO SCHOEPFLIN )


***
UNA RIFLESSIONE DI MARCO VANNINI, CHE PARTE DAL NATALE E ARRIVA AL MISTERO DELLA PRIMA BEATITUDINE. CHI SONO I "POVERI NELLO SPIRITO"?

l mio libro parte dall'interpretazione del versetto evangelico, la prima delle beatitudini. Che suona in un modo in Matteo e in un altro in Luca. Luca dice: "Beati i poveri". E questo non ci dà problemi, è un elogio evangelico della povertà in contrapposizione alla ricchezza. Ma se si dice, come in Matteo, "beati pauperes spiritu, la parola spirito ci complica la vita. Purtroppo nei secoli ha prevalso una traduzione e quindi un'interpretazione che sembrava favorire la semplicità, e in modo più malizioso la stupidità, gli "ignoranti", quelli che sanno poco, i semplici. Il che non è giusto. Spirito, sia nell'ebraico che nel greco, ha sempre un valore positivo. Dire che sono beati quelli che ne hanno poco, non mi sembra sensato. Questa interpretazione aveva anche un fine pastorale, doveva avvalorare il compito dei sacerdoti e del clero a beneficio del popolo. Ma se noi, invece di tradurre "beati i poveri di spirito", diciamo "beati i poveri nello spirito", cosa permessa dal greco, ecco che tutto cambia. Certo, è un'interpretazione anche questa. Significa: beati quelli che, essendo nello spirito, hanno la vera povertà. È quello che dice Meister Eckhart nel famoso sermone 52, che è il più paradossale, ardito, eretico di tutti gli ereticissimi sermoni di Eckhart. Se uno lo legge rimane sulle prime sconcertato, perché si parla dell'eternità dell'uomo, del vero io che è eterno, che è e sempre sarà. Di questa radicalità lui era consapevole e lo scriveva: lo capiranno solo quelli che sono la cosa stessa, coloro per i quali non c'è un divino come alterità, ma è già qualcosa di presente.

lunedì 9 marzo 2026

Contro l'ipocrisia


Dire che l’anarchia porterebbe al caos mentre si sostiene 

un sistema fondato su guerre, sfruttamento e repressione 

è un atto di profonda ipocrisia. Il vero caos non è l’assenza 

di governo, ma la presenza di un governo che uccide, 

sfrutta, mente e opprime sistematicamente. E non c'è governo 

che non faccia esattamente questo, sempre, con metodi e 

intensità variabili. Gli anarchici, insomma, non vogliono 

distruggere la civiltà, ma liberarla dal dominio dei pochi. 

L'anarchia è un cammino di liberazione, anzitutto dalla cultura 

che la rifiuta a priori e 'per partito preso', una cultura 

con cui i bambini, nelle scuole, vengono puntualmente 

infettati. Salviamo almeno i bambini, la società va 

descolarizzata. Come scriveva anche Proudhon, 

l’anarchia è ordine, un ordine basato sul consenso 

e la giustizia, non sulla paura e la forza.