domenica 16 agosto 2026

Nell'estate del 1971, a Palo Alto, in Californiaomparve un annuncio che cercava volontari per uno studio psicologico sulla vita carceraria.





L'Università di Stanford, all'interno della quale è stato fedelmente riprodotto l'ambiente carcerario 



Nell'estate del 1971, a Palo Alto, in California, comparve un annuncio che cercava volontari per uno studio psicologico sulla vita carceraria. I ricercatori, in realtà, non stavano studiando le prigioni, ma le persone: cosa è più forte, il carattere di una persona o il ruolo che le è stato assegnato?

Risposero circa settanta persone. I ricercatori esclusero attentamente chiunque avesse precedenti penali, tendenze aggressive o problemi di salute. In altre parole, i partecipanti all'esperimento furono scelti deliberatamente tra giovani ben integrati: studenti di una buona università, futuri avvocati e medici.

Chi sarebbe diventato guardia e chi prigioniero era deciso a caso. Questo dettaglio merita particolare attenzione: non c'era alcuna differenza tra le persone dei due gruppi – i loro ruoli erano assegnati in modo casuale.

I "prigionieri" furono condotti nel seminterrato del dipartimento di psicologia dell'Università di Stanford, spogliati, vestiti con camici numerati al posto dei nomi e incatenati alle caviglie, proprio come in una vera prigione. Solo che, ricordiamocelo ancora una volta, la "prigione" era immaginaria e le persone interpretavano semplicemente il ruolo di "prigionieri". Ma...

Già dal secondo giorno, le "guardie" svegliavano i detenuti nel cuore della notte per l'appello, li costringevano a fare flessioni come punizione, portavano via i materassi, li rinchiudevano in uno sgabuzzino adibito a cella di isolamento e mettevano loro dei sacchi sulla testa. Lo stesso giorno, i "prigionieri" tentarono di ribellarsi e le "guardie" reagirono usando un estintore ad anidride carbonica, facendo irruzione nelle celle, spogliando i capi della rivolta e portando via i loro letti.

Quello fu il punto di svolta: ciò che era stato previsto nello scenario per le "guardie" divenne per loro un comportamento "naturale". Avevano acquisito un gusto per il potere.

Entro il terzo giorno, alcuni dei "prigionieri" iniziarono a manifestare quelle che in seguito furono descritte come reazioni acute da stress: pianto, attacchi di panico, suppliche di pietà. L'esperimento, che avrebbe dovuto durare due settimane, fu interrotto il sesto giorno ma uscitando da un lato la soddisfazione dei carcerati e dall'altro un certo disappunto da parte delle guardie. Di solito la storia finisce qui: studenti comuni si trasformano in guardie spietate in meno di una settimana. Ma la persona più interessante di questa storia non era una delle "guardie". Era l'uomo che aveva organizzato tutto.


Philip Zimbardo non osservò l'esperimento da spettatore. Assunse il ruolo di "direttore del carcere" e, come emerse in seguito, si ritrovò intrappolato anche lui all'interno della sua stessa costruzione. Trentasei anni dopo, scrisse un libro su quanto accaduto, "L'effetto Lucifero", che potrebbe essere descritto non solo come scientifico ma anche  come autocritico . Zimbardo descrisse la propria trasformazione con grande chiarezza: le persone intorno a lui lo trattavano come se fosse davvero il direttore del carcere, e lui lo divenne.


Allo stesso tempo, sottolineò la differenza tra sé e i partecipanti. Loro erano semplicemente giovani inesperti, quasi privi di esperienza di vita, mentre lui era un uomo maturo, un ricercatore esperto che comprendeva perfettamente ciò che stava accadendo. Eppure anche lui, gradualmente, divenne l'incarnazione vivente dell'autorità carceraria: iniziò a camminare, parlare e comportarsi nel modo in cui gli altri si aspettavano.


Negli ultimi decenni, si è accumulata una vasta mole di osservazioni che dimostrano come le persone che assaporano il potere, anche solo temporaneamente, diventino meno capaci di comprendere il punto di vista altrui e meno sensibili alla sofferenza degli altri, acquisendo al contempo una notevole fiducia nei propri giudizi. Ascoltano meno spesso i consigli e, di conseguenza, commettono più errori. Gli psichiatri che studiano i politici hanno proposto un termine specifico per questa condizione: "sindrome da arroganza". Si sviluppa in coloro che hanno trascorso molto tempo al vertice e, significativamente, di solito scompare poco dopo aver lasciato l'incarico.


Nota  del Padre Giovanni Festa 

la narrazione è stata riscontrata al seguente link come premessa per una riflessione teologica ed ecclesiale sull'esercizio del mandato presbiterale e del mandato episcopale. Ho deciso di non pubblicare tale parte perchè essa è, legittimamente legata ad una specifica finalità, mentre la mia è diversa. 

https://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=28&id=14375


Seconda nota del Padre Giovanni Festa 

In ambito di conoscenza dell'esperimento e delle critiche che esso ha ricevuto, in ambito scientifico, si rimanda a 

https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_carcerario_di_Stanford





martedì 4 agosto 2026

Una prima modesta possibilità di resistenza--Riprendere e/o iniziare LA PRATICA DELLA SCRITTURA A MANO




LA PRATICA DELLA SCRITTURA A MANO


È affascinante sentire il fruscio del pennino sulla carta.

È straordinario scoprire un vecchio e nuovo linguaggio che stimola l’attenzione e l’ascolto.

Abbiamo scoperto, con nostro sommo piacere, che non siamo gli unici a scrivere a penna ai nostri cari e ai nostri amici e che sempre più persone, nel mondo, stanno riprendendo questa pratica.


Il movimento della mano sulla carta, la connessione con il cuore e il cervello, non riguarda solo il senso logico delle frasi ma soprattutto l’elemento emozionale sensibile ed empatico che ci relaziona agli altri e al pensiero sottile.


dalla newsletter-mese di Agosto 2026-   del sito 

Simmetria Institute - Library Museum

https://www.simmetriainstitute.com/it/


 



 

mercoledì 29 aprile 2026

Fare Attenzione... manuale di autodifesa dalla perfezione sbandierata



Attenzione 


a chi ride sempre ,

alla perfezione sbandierata

alle case di lusso e alle ville coi maggiordomi,

ai matrimoni perfetti,

a chi non sbaglia mai ,

a chi ha figli da 110 e lode e lo urla ai quattro venti ,

alle case museo senza libri e senza polvere ,

a chi in cucina non tiene nemmeno una spugnetta a vista ,

a chi arriva sempre in orario ,

a chi non sbaglia mai ,

alle cose dette e ridette che nascondono cose non dette ,

a chi supera subito i lutti, i distacchi ,le mancanze

a chi blatera nobiltà d’animo e sputa sentenze ,

a chi si sente principe o principessa ,

a chi non ha un capello fuori posto , una piega nel vestito , una macchia nell’anima

a chi chiede come stai e non ascolta mai la risposta ,

a chi perdona subito, dimentica subito,

a chi parla troppo o sta sempre in silenzio ,

agli oggetti di argento sempre lucidi ,

ai ricordi falsati ,

a chi non c’è mai quando serve ,

all’amore che non c’è mascherato da amore che c’è


Ilaria Zoe


https://www.facebook.com/Leodicivilizzate/posts/pfbid02wRGvTvuEr3SPxf2ToExvEEcwBcAkbSDsRzjfoJ3s4PHj2UVgcuEd6KCAXfWnZcYtl

domenica 15 marzo 2026

Un graffio elegante Paolo Poli e l’arte della leggerezza Gianluca Meis


Descrizione

Paolo Poli (1929-2016) è stato uno degli artisti più originali del teatro italiano, capace di trasformare ogni performance in un evento memorabile attraverso quella che lui stesso definiva “l'arte della leggerezza”.


Un graffio elegante racconta la straordinaria carriera di questo eclettico maestro del palcoscenico attraverso un approccio unico: sono le sue stesse parole a guidare il lettore, affiancate dalle testimonianze di grandi intellettuali contemporanei che ne hanno seguito e celebrato il percorso artistico.


Il volume raccoglie recensioni, interviste e memorie dedicate a colui che, con suprema autoironia, amava definirsi “il primo attore di se stesso”. Un viaggio attraverso decenni di teatro italiano, dagli anni '60 ai '90, quando Poli dominava la scena con il suo stile inconfondibile.


***


https://www.solomente.it/2026/03/12/un-graffio-elegante-paolo-poli-e-larte-della-leggerezza-di-gianluca-meis-graphe-it/


Paolo Poli e l'arte della leggerezza: intervista a Gianluca Meis autore di “Un graffio elegante”

https://www.graphe.it/news/interviste/paolo-poli-e-larte-della-leggerezza-intervista-a-gianluca-meis-autore-di-un-graffio-elegante-7180.html


Paolo Poli, l’arte della leggerezza. Intervista a Mariapia Frigerio

https://www.exagere.it/paoli-poli-larte-della-leggerezza-intervista-a-mariapia-frigerio/


Paolo Poli, la nostra diva quotidiana (anno 2016) 

L’incontro con due giovani giornalisti, venticinque anni fa: la leggerezza, l’umiltà, la professionalità del grande attore. Che in teatro portava testi carichi di sottili allusioni ma nella vita sapeva essere molto diretto, anche sulla sua omosessualità


https://www.lastampa.it/spettacoli/2016/03/25/news/paolo-poli-la-nostra-diva-quotidiana-1.36583567/

sabato 14 marzo 2026

Marco Vannini. Esercitarsi a morire




«Su null’altro è fondato tutto il nostro essere, se non sull’annullamento di noi stessi».

Meister Eckhart

"Questa consapevolezza si è quasi del tutto perduta nei secoli, dal momento che la filosofia ha cessato di essere una pratica di vita ed il cristianesimo è diventato una credenza, ma si è comunque mantenuta in quella tradizione spirituale che - da Eckhart ad Angelus Silesius, da Margherita Porete a Simone Weil – ha accompagnato ed accompagna ancora, sia pur sotterraneamente, la storia filosofica e religiosa dell’Occidente." 


La tesi di fondo che emerge dal libro, e che rappresenta una delle certezze fondamentali dell’autore, può essere espressa nei termini seguenti: mistica e filosofia indicano “in sostanza la medesima cosa: il distacco da se stessi”. L’etimologia del termine “mistica” rimanda al silenzio, non quello di colui che deve mantenere un segreto, bensì il silenzio interiore “che consiste nel mettere a tacere i propri pensieri … e perciò nel distacco, anche e soprattutto da ogni nostro preteso sapere”(MAURIZIO SCHOEPFLIN )


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UNA RIFLESSIONE DI MARCO VANNINI, CHE PARTE DAL NATALE E ARRIVA AL MISTERO DELLA PRIMA BEATITUDINE. CHI SONO I "POVERI NELLO SPIRITO"?

l mio libro parte dall'interpretazione del versetto evangelico, la prima delle beatitudini. Che suona in un modo in Matteo e in un altro in Luca. Luca dice: "Beati i poveri". E questo non ci dà problemi, è un elogio evangelico della povertà in contrapposizione alla ricchezza. Ma se si dice, come in Matteo, "beati pauperes spiritu, la parola spirito ci complica la vita. Purtroppo nei secoli ha prevalso una traduzione e quindi un'interpretazione che sembrava favorire la semplicità, e in modo più malizioso la stupidità, gli "ignoranti", quelli che sanno poco, i semplici. Il che non è giusto. Spirito, sia nell'ebraico che nel greco, ha sempre un valore positivo. Dire che sono beati quelli che ne hanno poco, non mi sembra sensato. Questa interpretazione aveva anche un fine pastorale, doveva avvalorare il compito dei sacerdoti e del clero a beneficio del popolo. Ma se noi, invece di tradurre "beati i poveri di spirito", diciamo "beati i poveri nello spirito", cosa permessa dal greco, ecco che tutto cambia. Certo, è un'interpretazione anche questa. Significa: beati quelli che, essendo nello spirito, hanno la vera povertà. È quello che dice Meister Eckhart nel famoso sermone 52, che è il più paradossale, ardito, eretico di tutti gli ereticissimi sermoni di Eckhart. Se uno lo legge rimane sulle prime sconcertato, perché si parla dell'eternità dell'uomo, del vero io che è eterno, che è e sempre sarà. Di questa radicalità lui era consapevole e lo scriveva: lo capiranno solo quelli che sono la cosa stessa, coloro per i quali non c'è un divino come alterità, ma è già qualcosa di presente.

lunedì 9 marzo 2026

Contro l'ipocrisia


Dire che l’anarchia porterebbe al caos mentre si sostiene 

un sistema fondato su guerre, sfruttamento e repressione 

è un atto di profonda ipocrisia. Il vero caos non è l’assenza 

di governo, ma la presenza di un governo che uccide, 

sfrutta, mente e opprime sistematicamente. E non c'è governo 

che non faccia esattamente questo, sempre, con metodi e 

intensità variabili. Gli anarchici, insomma, non vogliono 

distruggere la civiltà, ma liberarla dal dominio dei pochi. 

L'anarchia è un cammino di liberazione, anzitutto dalla cultura 

che la rifiuta a priori e 'per partito preso', una cultura 

con cui i bambini, nelle scuole, vengono puntualmente 

infettati. Salviamo almeno i bambini, la società va 

descolarizzata. Come scriveva anche Proudhon, 

l’anarchia è ordine, un ordine basato sul consenso 

e la giustizia, non sulla paura e la forza.

martedì 9 dicembre 2025

In ogni momento della sua esistenza, la polizia ricorda allo Stato la violenza, la trivialità e l’oscurità della sua origine.


In ogni momento della sua esistenza, la polizia ricorda allo Stato la violenza, la trivialità e l’oscurità della sua origine.

Tiqqun è stata una rivista italo-francese nata nel 1999 e dissoltasi nel settembre del 2001, dopo la pubblicazione di appena due numeri. Non ne esistono autori, ovvero nessuno ha interesse a essere riconosciuto come tale, benché il gruppo da cui ha avuto origine è ormai noto al pubblico, e alla polizia francese, per varie dimostrazioni politiche e per dei tentativi di sabotaggio e insurrezione. Ad oggi Tiqqun, la cui eredità si è tramandata in parte nel Comitato Invisibile, può essere considerata una corrente filosofica e politica di matrice situazionista e comunista, che ha tratto ispirazione da pensatori come Debord, Deleuze, Blanchot, Foucault, Agamben, e che a sua volta ha stimolato numerose pubblicazioni, divenendo un punto di riferimento nel dibattito politico - movimentista ed extraparlamentare anzitutto, ma anche accademico. Introduzione alla guerra civile è il testo più spiccatamente filosofico della rivista, un inno alla gioia della rivolta e alla passione per la disobbedienza, una critica serrata al dispositivo statale (all'"Impero", logistico e impersonale, che ha preso il posto dello Stato moderno) il cui scopo, a detta degli autori, è quello di neutralizzare il libero gioco delle forme-di-vita, mantenere l'intensità delle loro passioni al minimo, entro i limiti dell'irrilevanza politica. L'Impero, per mantenersi tale, deve reprimere tutto ciò che potrebbe esistere al suo aldilà, isolare i suoi membri, riducendoli da forme-di-vita a individui. La sua strategia: dispensare predicati sui quali appiattirli (italiano, donna, omosessuale, comunista). Ma è solo nell'intensità della lotta - nel rifiorire della guerra civile - che proliferano le amicizie e si palesano i nemici, che le forme-di-vita possono dispiegarsi liberamente e intensificare le loro relazioni. La guerra civile è il presupposto stesso su cui si basa il mondo nel quale viviamo, rifiutarsi di prenderne parte vorrebbe dire rinunciare a vivere. Testo ormai mitizzato negli ambienti della ultrasinistra anarchica francese, in Italia esce ufficialmente, suo malgrado e contro la volontà di chi l'ha scritto, dalla clandestinità.


https://www.gogedizioni.it/prodotto/introduzione-alla-guerra-civile/