«Su null’altro è fondato tutto il nostro essere, se non sull’annullamento di noi stessi».
Meister Eckhart
"Questa consapevolezza si è quasi del tutto perduta nei secoli, dal momento che la filosofia ha cessato di essere una pratica di vita ed il cristianesimo è diventato una credenza, ma si è comunque mantenuta in quella tradizione spirituale che - da Eckhart ad Angelus Silesius, da Margherita Porete a Simone Weil – ha accompagnato ed accompagna ancora, sia pur sotterraneamente, la storia filosofica e religiosa dell’Occidente."
La tesi di fondo che emerge dal libro, e che rappresenta una delle certezze fondamentali dell’autore, può essere espressa nei termini seguenti: mistica e filosofia indicano “in sostanza la medesima cosa: il distacco da se stessi”. L’etimologia del termine “mistica” rimanda al silenzio, non quello di colui che deve mantenere un segreto, bensì il silenzio interiore “che consiste nel mettere a tacere i propri pensieri … e perciò nel distacco, anche e soprattutto da ogni nostro preteso sapere”(MAURIZIO SCHOEPFLIN )
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UNA RIFLESSIONE DI MARCO VANNINI, CHE PARTE DAL NATALE E ARRIVA AL MISTERO DELLA PRIMA BEATITUDINE. CHI SONO I "POVERI NELLO SPIRITO"?
l mio libro parte dall'interpretazione del versetto evangelico, la prima delle beatitudini. Che suona in un modo in Matteo e in un altro in Luca. Luca dice: "Beati i poveri". E questo non ci dà problemi, è un elogio evangelico della povertà in contrapposizione alla ricchezza. Ma se si dice, come in Matteo, "beati pauperes spiritu, la parola spirito ci complica la vita. Purtroppo nei secoli ha prevalso una traduzione e quindi un'interpretazione che sembrava favorire la semplicità, e in modo più malizioso la stupidità, gli "ignoranti", quelli che sanno poco, i semplici. Il che non è giusto. Spirito, sia nell'ebraico che nel greco, ha sempre un valore positivo. Dire che sono beati quelli che ne hanno poco, non mi sembra sensato. Questa interpretazione aveva anche un fine pastorale, doveva avvalorare il compito dei sacerdoti e del clero a beneficio del popolo. Ma se noi, invece di tradurre "beati i poveri di spirito", diciamo "beati i poveri nello spirito", cosa permessa dal greco, ecco che tutto cambia. Certo, è un'interpretazione anche questa. Significa: beati quelli che, essendo nello spirito, hanno la vera povertà. È quello che dice Meister Eckhart nel famoso sermone 52, che è il più paradossale, ardito, eretico di tutti gli ereticissimi sermoni di Eckhart. Se uno lo legge rimane sulle prime sconcertato, perché si parla dell'eternità dell'uomo, del vero io che è eterno, che è e sempre sarà. Di questa radicalità lui era consapevole e lo scriveva: lo capiranno solo quelli che sono la cosa stessa, coloro per i quali non c'è un divino come alterità, ma è già qualcosa di presente.
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