Leone XIV cancella i tagli agli stipendi a cardinali e superiori decisi nell’era Covid
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Mia Nonna Ciccina era cattolica oltremodo ed oltremodo cattolica ma conosceva i suoi polli e spiegava a me e a mia sorella Francesca [mio fratello Salvino, l'ultimo nato, era un bambino ''in illo tempore'] attraverso una canzoncina simpatica la sua personale lettura del reale di preti e frati.
D'altra parte la nonna, insigne teologa, apparteneva alla corrente ecclesiale di coloro i quali e le quali affermavano '' monaci e parrini, virici a missa e stòccacci li rini''
Ho cercatom ma inutilmente in rete il testo della simpatica canzoncina che la Nonna cantava secondo un testo in italiano, ma non ho avuto riscontro alcuno.
Tradizione orale di casa in casa ? il testo originale è in italiano ? e se lo è quale mai è la sua provenienza ?
Non ho trovato risposte.
La simpatica canzoncina mette in netta contrapposizione due stili di vita ''religiosa e monacale'', i domenicani e i cappuccini ma all'inizio esprime una valutazione non proprio vocazionale, anzi per nulla vocazionale , del perchè si vuol diventare ''frate''.
Chissà chi ha per primo o per prima costruito il testo.
Ecco il testo per come lo ricordo
Voglio andare a farmi frate
In amor non ho fortuna
più incostanti della luna
siete tutte donne ingrate
voglio andare a farmi frate
Mi farò domenicano
vestirò bianco e pulito
e se il pensier non è fallito
diverrò io padre abate
Voglio andare a farmi frate
Mi farò dei cappuccini
vestirò un umile saio
e con il fratello sempre accanto
chiederò la carità
voglio andare a farmi frate
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